16/10/18

COLOMBUS DAY DI NY














Il nostro amico americano e socio effettivo della sezione ANPS di Canosa di Puglia
SALVATORE PELLEGRINO
che vediamo tra due ufficiali della Polizia italiana ha fatto dono alla sezione di una
bandiera americana come si evince dalla foto qui sopra e che terremo gelosamente
a ricordo della sua grande amicizia col presidente Paolo Zingarelli e che salutiamo
e ringraziamo affettuosamente.


Due nuovi tipi di permesso di soggiorno, come funzionano

   
             
   di Annamaria Villafrate


Due nuovi tipi di permesso di soggiorno, come funzionano.



Il decreto Sicurezza, tra le altre novità, introduce due nuovi tipi di permessi di soggiorno: per calamità naturali e per atti di particolare valore civile. 
Tante le novità del Decreto Sicurezza in materia d'immigrazione, tra queste anche due nuovi permessi di soggiorno. Il primo riguarda i migranti che, a causa di calamità naturali presenti nel loro paese di origine, si trovano nell'impossibilità momentanea di rientrarvi perché il ritorno e la permanenza non sarebbero sicuri. 
Il secondo invece è disposto nei confronti di coloro che compiono atti di particolare valore civile ai sensi dell'art. 3. della legge n. 13/1958. 
Indice: Decreto Sicurezza: due nuovi tipi di permessi di soggiorno Permesso di soggiorno per calamità naturali Permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile Decreto Sicurezza: due nuovi tipi di permessi di soggiorno.
Il decreto legge Salvini n. 113/2018 contenete le "Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" introduce due nuovi tipi di permessi di soggiorno. 
Il primo, per calamità naturali, è disciplinato dall'art. 20 bis, introdotto ex novo nel Testo Unico Immigrazione dlgs. 286/1998 dall'art. 1, comma 1, lettera h) del d.l. 113/2018; il secondo, per atti di particolare valore civile, contenuto nell'art. 42 bis, è stato introdotto nel Testo Unico Immigrazione dall'art. 1, comma 1, lettera q) d.l. 113/2018. 
Vediamo in dettaglio in cosa consistono questi due nuovi permessi di soggiorno. Permesso di soggiorno per calamità naturali. Il permesso di soggiorno per calamità naturali, previsto dal nuovo art. 20 bis del TU dlgs. 286/1998 viene rilasciato, quando il Paese di origine in cui lo straniero deve rientrare, si trova in una situazione di accidentale ed eccezionale calamità, che non ne permette il rientro e la permanenza in condizioni di sicurezza. In questi casi il Questore rilascia questo particolare permesso di soggiorno per calamità, della durata di sei mesi, che vale solo all'interno del territorio nazionale e che permette di svolgere un lavoro o un impiego, anche se non può essere convertito in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. 
Permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile. Il secondo e nuovo tipo di permesso di soggiorno, riconosciuto per il compimento di particolari atti di valore civile, è disciplinato dal nuovo art. 42-bis che TU dlgs. 286/1998, che per definire le azioni "premiate" con il rilascio del documento, rinvia all'art. 3, legge n. 13/1958, secondo la quale, le ricompense al valor civile vengono concesse a coloro che compiono, come previsto dall'art. 1 della medesima legge "atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore" esponendo consapevolmente la propria vita in pericolo al fine di: salvare persone esposte a un pericolo grave e imminente; impedire o diminuire il danno di un grave disastro pubblico o privato; ristabilire l'ordine pubblico, nel caso sia stato gravemente turbato; mantenere forza alla legge; arrestare o partecipare all'arresto di malfattori; far progredire la scienza o semplicemente per bene dell'umanità; tenere alti il nome e il prestigio della Patria. 
In questo caso il rilascio del permesso viene autorizzato dal Ministro dell'interno, su proposta del prefetto competente, a meno che non sussistano ragioni per ritenere che lo straniero sia pericoloso per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, ai sensi dell'articolo 5, comma 5-bis, che ai fini della pericolosità sociale del migrante valuta la sussitenza di "eventuali condanne per i reati previsti dagli articoli 380, commi 1 e 2, e 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, ovvero per i reati di cui all'articolo 12, commi 1 e 3". 
Il permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile dura due anni, è rinnovabile e permette al titolare di convertirlo in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo o subordinato e di accedere allo studio. 


Leggi anche Decreto sicurezza e migranti in vigore: tutte le novità Vedi anche: - Il permesso di soggiorno (guida legale) - La raccolta di articoli e approfondimenti sul permesso di soggiorno



15/10/18

Ostia in festa per i 50 anni dell’ANPS




“I seimila di Ostia” potrebbe essere il titolo di un bellissimo romanzo. Quello che vede protagonisti i Soci ANPS che hanno sfilato sul lungomare Paolo Toscanelli, domenica 30 settembre, per rinsaldare il legame di appartenenza alla loro Associazione. E per unirsi in un grande abbraccio in occasione del 50esimo anniversario di fondazione dell’ANPS. Un dovere e piacere enorme esserci, in questa giornata speciale, per festeggiare una ricorrenza così importante.
                                                                                                                                                                       

C’è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, giunto appositamente per salutare questa illustre associazione. C’è il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, orgoglioso della Polizia di Stato e dei suoi appartenenti. C’è, ovviamente, il Capo della Polizia Franco Gabrielli, insieme al Presidente ANPS Claudio Savarese, e a tante altre autorità, sul quel palco delle grandi occasioni. Ci sono le emittenti televisive, i mezzi di Rai2 per la diretta tv, i giornalisti, i fotografi, il pubblico sui palchi e i tanti cittadini e turisti che riempiono le spiagge di Ostia in una calda domenica di fine estate.
Anche questa giornata inizia presto per i Soci; e sarà lunga, qualche ora in piedi e sotto il sole, ad aspettare l’inizio dello sfilamento. Pazienza, ogni minuto di attesa vale l’emozione di esserci, di incontrare conoscenti e amici, di essere protagonisti di un evento che entrerà a far parte della storia dell’ANPS.
Prima dello sfilamento, i discorsi del Presidente nazionale ANPS Savarese, del Capo della Polizia Gabrielli e del Ministro dell’Interno Salvini emozionano i presenti, mentre il Presidente della Repubblica ascolta, attento, parole che raccontano di passione e attaccamento alla divisa del poliziotto, che resta sul corpo come una seconda pelle. Anche quando finisce il servizio attivo e si portano nel cuore e nei gesti quotidiani quei valori di giustizia, sicurezza e legalità, sempre difesi con orgoglio e alto senso del dovere. Anche a costo di sacrificare la propria vita per il bene comune. Come hanno fatto i fratelli Massimiliano e Davide Turazza, scomparsi tragicamente nel 1994 e nel 2005. Per questo motivo il Presidente Mattarella, sul palco di Ostia durante la festa dell’ANPS, ha conferito l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine “Al Merito della Repubblica italiana” a Maria Teresa Salaorni Turazza, madre dei due poliziotti, “Per il suo generoso ed instancabile impegno sociale e civile, malgrado la sua difficile esperienza di madre di due figli poliziotti drammaticamente morti in servizio”. La signora Turazza è salita sul palco accompagnata dalla nipote Nicol, figlia di Davide e allievo agente della Polizia di Stato.


Ore 11.00. Inizia lo sfilamento. Passano le auto storiche della Polizia; a bordo ci sono anche Francesco Paolo Bruni, ultranovantenne, e Benito Toni, ultraottantenni, da sempre iscritti all’ANPS. Passano poi i poliziotti in divisa storica, il Medagliere della Polizia di Stato, simbolo del sacrificio di tanti poliziotti che hanno perso la vita per il bene comune; e poi, in rapida successione, sfilano lo striscione con il tema di questo raduno, “50 anni di valori, impegno e passione”, la rappresentanza del Consiglio Nazionale ANPS, la Bandiera dell’ANPS con la medaglia d’argento al Merito civile concessa all’Associazione nel 2007, l’imponente rappresentanza dei Presidenti di tutte le Sezioni ANPS d’Italia, il Gonfalone della città di Amatrice, per la quale l’ANPS si è prodigata con diverse opere di solidarietà dopo il grave sisma. Passano le rappresentanze dei Gruppi di Volontariato e Protezione civile ANPS, quella dei grandi e piccoli atleti delle Fiamme Oro, e poi il grande tricolore portato orgogliosamente da donne e uomini dell’ANPS.


Finisce in questo modo la prima parte dello sfilamento. Il Presidente della Repubblica lascia il palco di Ostia. Il lungomare Paolo Toscanelli si colora delle migliaia di insegne cremisi delle Socie e dei Soci che sfilano davanti al Ministro dell’Interno, al Capo della Polizia, al Presidente nazionale ANPS e a tutte le altre autorità presenti. Un lungo corteo in festa riempie di sorrisi, orgoglio e gioia questa domenica di fine settembre, accompagnato dagli applausi e dai saluti, mentre le note della Banda della Polizia segnano il tempo di questo evento. Passano in successione le Sezioni ANPS provenienti da tutte le regioni d’Italia. Passano i mezzi di Protezione Civile ANPS, l’ambulanza donata dalla Sezione di Brescia alla Onlus Brescia Soccorso, le unità cinofile ANPS e i Volontari. Arrivano la Lamborghini della Polizia, i motociclisti ANPS, che riempiono la festa del suono di centinaia di clacson, e quelli della Polizia Stradale. Finisce tra applausi e foto con le autorità questa incredibile giornata, ricca di emozioni e impegno, e inizia subito la ricerca dei ricordi migliori da portarsi dentro. Quelli che faranno sentire ogni protagonista di questo raduno orgoglioso di far parte della grande famiglia della Polizia di Stato.

Testi e foto di Alessandro Mele


14/10/18

ECONOMIA

Rimborso Irpef, aumenti anche per chi acquista la prima casa?

Articolo: Aciclico.com 12_ottobre 2018

Detrazioni fiscali e Rimborso Irpef, aumenti anche per chi acquista la prima casa?



Ipotesi di tagli a detrazioni fiscali da inserire nella prossima Legge di Bilancio 2019: il governo sarebbe, infatti, intenzionato a ridurre dal 19 al 15% le detrazioni Irpef per la maggior parte delle spese sostenute, da quelle mediche e quelle per l’assistenza, quelle per gli interessi passivi sui mutui, alle spese universitarie, e si pensa anche ad una totale cancellazione di altre detrazioni fiscali, da quelle per la ristrutturazione della piscina, alle detrazioni per le spese funerarie, le cooperative e le assicurazioni. Allo studio, poi, anche la possibilità di un ravvedimento operoso straordinario esteso agli ultimi 5 anni d’imposta, dal 2013 al 2017, con la possibilità di rateizzare le somme dovute per il prossimo quinquennio; la totale cancellazione delle cartelle esattoriali di somme inferiori ai mille euro e possibilità per le altre di estinzione del proprio debito in 10 rate semestrali con versamenti fissi a luglio e novembre. 
Il governo vuole mantenere quello che ha detto in campagna elettorale, è intenzionato inserire con la nuova manovra finanziaria un netto taglio per tutte le agevolazioni fiscali. Purtroppo per il cittadino italiano sembrerebbe che nel 2019 potrà recuperare meno soldi a differenza del 2018. 
La legge attuale permette al cittadino che paga un mutuo sulla prima casa di detrarre fiscalmente fino al 19% degli interessi pagati nello stesso anno ugualmente vale per le spese mediche, purtroppo con questa nuova manovra tutto ciò potrebbe finire. 
Il governo Di Maio – Salvini per far fronte a tutte le promesse elettorali che vanno dalla reddito cittadinanza, alla fra taxi e pace fiscale, per non parlare poi sulle pensione quota 100, devono recuperare soldi, e da qui spunta la proposta di ridurre le detrazioni sui modi e spese mediche per quanto riguarda noleggi di bilancio. 
Nonostante il deficit sia stato portato al 2,4% come chiesto a gran voce da Lega e (soprattutto) Movimento 5 Stelle, per mantenere tutte le riforme promesse all’appello mancano ancora 13 miliardi. E trovarli non sarà facile. Il team ‘mani di forbice’ è già al lavoro sulla spending review, ma il contenimento della spesa potrebbe portare al massimo a racimolare tre miliardi di euro. 
L’esecutivo sta dunque guardando soprattutto sotto la voce ‘detrazioni fiscali’ per raggiungere gli 8-10 miliardi necessari a finanziare la manovra. 
Ma quali sono le agevolazioni che rischiano di saltare? 
Rimborso Irpef e detrazioni fiscali: taglio in arrivo, le nuove percentuali.
Agire su detrazioni e deduzioni è da sempre un tabù per la politica italiana visto il rischio di far salire le tasse; tuttavia, si potrebbe tentare un nuovo bilanciamento: più sulle rendite meno sul lavoro. D’altra parte, l’ipotesi che sta prendendo piede vede un taglio orizzontale delle agevolazioni; così passerebbero dal 19% al 15%. 
Dovrebbero essere mantenuti alcuni sconti considerati fondamentali per il welfare come quelli riguardanti le spese sanitarie o gli interessi sul mutuo della prima casa. Dal punto di vista politico, un taglio orizzontale avrebbe il pregio di non scatenare le proteste di singole categorie di lavoratori; insomma, avrebbe le stesse ripercussioni su tutti o quasi. Certo è che, soprattutto lasciando intatte le agevolazioni socialmente rilevanti, l’iniziativa si tradurrebbe in un guadagno abbastanza magro; al massimo, un miliardo di euro. 
Dunque, ecco che si pensa di eliminarne del tutto alcune. Per esempio, quella sulla ristrutturazione delle piscine (detrazione Irpef 50%, tetto 96mila euro). Inoltre, i 5 stelle in particolare vorrebbero fare fuori tutta una serie di detrazioni dall’impatto ambientale negativo (valore 17 miliardi di euro). Inoltre, potrebbe essere introdotto una soglia massima per le detrazioni (75mila euro?) oppure un sistema di franchigie per ridurre l’incidenza delle singole detrazioni (in entrambi i casi un miliardo risparmiato per le casse dello Stato). 
Manovra, ecco quali detrazioni rischiano di saltare.
Tra le detrazioni a rischio ci sono i bonus fiscali per le fonti energetiche fossili per agricoltori e trasportatori, i sussidi per le spese funerarie, le assicurazioni e le cooperative, ma anche le detrazioni per le spese veterinarie, un intervento che se dovesse passare farebbe arrabbiare non poco chi ha un animale. E non è tutto. Si perché sotto la mannaia dell’esecutivo potrebbero finire anche alcune detrazioni definite “intoccabili” proprio perché permettono a tanti italiani di far quadrare i conti alla fine del mese. 
Stangata in vista per chi acquista la prima casa? 
Per ora il governo ha sempre smentito, ma secondo diversi quotidiani l’ipotesi allo studio è quella di intervenire sulle detrazioni concesse a chi fa un mutuo per l’acquisto della prima casa. In sostanza la detrazione, pari al 19%, potrebbe scendere al 17%. Un problema non da poco per chi decide di comprare casa, nel momento in cui, a causa dell’impennata dello spread, gli interessi per i mutui sono destinati quasi inevitabilmente ad aumentare. 
Ma la mannaia dei tagli lineari potrebbe abbattersi anche sulle spese mediche e le assicurazioni. Interventi che farebbero infuriare quei milioni di contribuenti che già non vedono di buon occhio l’introduzione del reddito di cittadinanza. Di sicuro, trattandosi di tagli estremamente impopolari, c’è da scommettere che il governo farà di tutto per scongiurarli. Ma per ora l’unico imperativo categorico è quello di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. 
Più di 3,8 milioni di contribuenti .
Oggi gli interessi passivi e i relativi oneri accessori sono detraibili al 19% fino a un limite massimo di 4 mila euro l’anno di interessi. L’agevolazione riguarda i contribuenti che acquistano un immobile da adibire ad abitazione principale in dipendenza di mutui ipotecari. La detrazione, specialmente per i mutui più alti o nei primi anni di vita, fa ottenere uno sconto massimo di 760 euro, che in molti casi corrisponde di fatto a una rata mensile. Secondo i dati del rapporto sulle spese fiscali 2017 elaborato dalla commissione presieduta dal professor Mauro Marè istituita presso il ministero dell’Economia, la detrazione media è pari a 269,1 euro per contribuente. I beneficiari sono una platea enorme: 3.828.734 persone. Per lo Stato corrisponde a un minore introito di 1,03 miliardi di euro ogni anno. Nel triennio considerato dalla ricerca (2018-2020), il beneficio fiscale peserà quindi per quasi 3,1 miliardi di euro. 
A carico di soggetti a più basso reddito.
Di conseguenza, un taglio lineare del 10% — tale sarebbe se l’aliquota della detrazione passasse dall’attuale 19% al 17% degli interessi pagati — porterebbe il Tesoro a recuperare 100 milioni di euro in più ogni anno; la cifra raddoppierebbe se la detrazione scendesse al 15%. Per i mutuatari la perdita di beneficio potrebbe arrivare a 76 euro nel primo caso, a 154 euro nel secondo. Ben più alto sarebbe l’incasso per lo Stato se il governo a trazione Luigi Di Maio – Matteo Salvini decidesse di eliminare del tutto questa detrazione storica, ma non ci sono avvisaglie in tal senso né dal fronte Lega né da quello Cinquestelle. Anzi l’indicazione che filtra è di un intervento soft. Come «clausola di salvaguardia» alternativa all’aumento automatico dell’Iva previsto dai precedenti governi, si pensa piuttosto a un taglio lineare di tutte le detrazioni e agevolazioni, le cosiddette «tax expenditures», capitolo politicamente sensibile perché mette le mani nelle tasche degli italiani. 
Molto dipenderà anche dalle modalità con le quali questi tagli saranno applicati, se soltanto alle nuove tax expenditures, come un mutuo contratto nel 2019, o se anche ai contratti già in essere. Certamente ci sarà un aggravio del costo finale per le famiglie, in particolare quelle a reddito più basso, specialmente se al taglio sui mutui si aggiungessero quelli su altre voci popolari di detrazioni in vigore su spese per beni e servizi. Secondo il Servizio politiche fiscali della Uil, considerando le detrazioni principali come spese mediche, per l’assistenza personale, quelle universitarie e per asili nido, oltre che quelle sul mutuo prima casa, il maggior gettito di 580 milioni di euro l’anno per lo Stato graverebbe per oltre il 70% sui redditi fino a 35.000 euro lordi annui, quindi «sui redditi medio bassi», sottolinea il segretario confederale Domenico Proietti. 
Per far tornare i conti della manovra servono fino a 13 miliardi di euro, tra nuove entrate o tagli alla spesa. Lega e Movimento 5 Stelle riflettono sulla possibilità di un taglio lineare delle detrazioni fiscali per trovare i fondi per reddito di cittadinanza e flat tax. 
 “Come fanno tante famiglie italiane – ha detto Di Maio – abbiamo chiesto un prestito che restituiremo quando le risorse dei tagli che faremo, ma che andranno a regime nell’anno, rientrano nelle casse dello Stato. Stiamo prendendo un po’ di soldi anche per finanziare due programmi elettorali e per soddisfare due elettorati”. 
Diverse detrazioni sanitarie sono invisibili per molti italiani, mentre permetterebbero di risparmiare sulle tasse. Ma un altro problema potrebbe probabilmente arrivare ovvero il taglio di numerose detrazioni che interessano tutti, non solo quelle sanitarie. 
La lista delle spese è abbastanza lunga. SE ti rechi sul sito dell’Agenzia delle Entrate te ne rendarai conto da solo. In quanto sanno ad esempio che nell’elenco rientrano anche i materassi ortopedici e i cerotti così come visite mediche e analisi, interventi chirurgici e radiografie? Per aiutare il contribuente a orientarsi tra le tante agevolazioni ovvero districarsi tra la documentazione necessaria e le caratteristiche dei prodotti, il fisco ha elaborato una serie di chiarimenti. 
Tutte le agevolazioni sulle spese sanitarie e mediche sono contenute nella guida dell’Agenzia delle Entrate aggiornata a settembre 2018. Ecco l’elenco completo delle detrazioni previste. 
Quali agevolazioni fiscali ci sono sulle spese sanitarie? Una domanda che riguarda tutti i contribuenti. Proprio per rispondere a tutti i quesiti sul tema l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una guida aggiornata con tutte le detrazioni fiscali che si possono chiedere. 
Le spese sanitarie e mediche sono tra le agevolazioni e detrazioni fiscali maggiormente richieste dai contribuenti in sede di presentazione del 730 o del modello Redditi e nel solo 2018 vi sono state indicate ben 720 milioni di spese sanitarie relative ai redditi del 2017. 
Dalle prestazioni specialistiche, alle analisi e ricoveri, dall’acquisto di alimenti speciali e di prodotti omeopatici, alle sedute di fisioterapia fino ai medicinali acquistati all’estero. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida ‘Le agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie‘ con tutte le novità introdotte per il 2018, che contiene le detrazioni fiscali che è possibile richiedere a partire dalle dichiarazioni dei redditi del 2019. “Per avere un’idea di quanto la voce ‘spese sanitarie’ sia presente nella dichiarazione dei redditi – sottolinea l’Agenzia delle Entrate – basta osservare i recenti dati inseriti nella dichiarazione precompilata 2018: sono 720 milioni i dati delle spese sanitarie sostenute dai cittadini nel periodo d’imposta 2017 e comunicati all’Agenzia da farmacie, studi medici, cliniche, ospedali”. “Nella maggior parte dei casi – prosegue la guida – per le spese sanitarie è riconosciuta una detrazione dall’Irpef di una percentuale della spesa sostenuta (19%) per la parte eccedente l’importo di 129,11 euro (la cosiddetta franchigia)”. 
Le spese per le quali si ha diritto alla detrazione Irpef (19%) sono quelle relative a: prestazioni rese da un medico generico (incluse quelle di medicina omeopatica); acquisto di medicinali (anche omeopatici) da banco o con ricetta medica; acquisto di alimenti a fini medici speciali, con esclusione di quelli destinati ai lattanti; prestazioni specialistiche; analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni, terapie; prestazioni chirurgiche; ricoveri per degenze o collegati a interventi chirurgici; trapianto di organi; cure termali (escluse le spese di viaggio e soggiorno); acquisto o affitto di dispositivi medici e attrezzature sanitarie (comprese le protesi sanitarie). 
Inoltre, sono detraibili – riporta la guida dell’Agenzia delle Entrate – nella stessa misura del 19%, le seguenti spese di assistenza specifica: assistenza infermieristica e riabilitativa (per esempio, fisioterapia, kinesiterapia, laserterapia, eccetera); prestazioni rese da personale in possesso della qualifica professionale di addetto; all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona; prestazioni rese da personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo; prestazioni rese da personale con la qualifica di educatore professionale; quelle rese da personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale. 
Quali spese sanitarie si possono detrarre?
Nella guida aggiornata pubblicata dall’Agenzia delle Entrate sono state elencate tutte le spese che possono essere detratte dalle tasse. Ecco quali sono: 
• prestazioni rese da un medico generico (incluse quelle di medicina omeopatica) 
• acquisto di medicinali (anche omeopatici) da banco o con ricetta medica 
• acquisto di alimenti a fini medici speciali, con esclusione di quelli destinati ai lattanti 
• prestazioni specialistiche 
• analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni, terapie
• prestazioni chirurgiche 
• ricoveri per degenze o collegati a interventi chirurgici 
• trapianto di organi 
• cure termali (escluse le spese di viaggio e soggiorno) 
• acquisto o affitto di dispositivi medici e attrezzature sanitarie (comprese le protesi sanitarie). 
Tasse più alte per tutti? Rischio stangata dal taglio delle agevolazioni fiscali.
Oltre a quelle appena elencate, si possono portare in detrazione anche le seguenti spese di assistenza specifica: 
• assistenza infermieristica e riabilitativa (per esempio, fisioterapia, kinesiterapia, laserterapia, eccetera) 
• prestazioni rese da personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona
• prestazioni rese da personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo
• prestazioni rese da personale con la qualifica di educatore professionale
• prestazioni rese da personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.
DICHIARAZIONE REDDITI 2018: ELENCO SPESE DEDUCIBILI E DETRAIBILI 
Dichiarazione dei Redditi 2018 elenco spese deducibili e detraibili: Come tutti sanno, ciascun contribuente in sede di compilazione del Quadro E modello 730 anno e del Quadro RP Modello Redditi, può portare in detrazione o in deduzione, determinate spese ed oneri sostenuti nell’anno precedente, al fine di dimunire l’importo delle tasse dovute. Nello specifico, nella dichiarazione dei redditi 2018 elenco spese detraibili, sono quelle spese che il contribuente può portare in detrazione, in quanto diritto riconosciuto dalla legge, una serie di spese sostenute a suo nome o per conto del familiare a carico. La detrazione 730 e Unico, è pertanto, l’agevolazione che consente al contribuente di scaricare le spesa sostenute nell’anno precedente a quello di dichiarazione, al fine di diminuire l’imposta IPERF dovuta. In altre parole, le spese detraibili, sono tutte quelle spese che possono essere sottratte direttamente dalle imposte da pagare. Qualora l’imposta dovuta sia inferiore alle detrazioni spettanti, il contribuente non ha diritto al rimborso della parte eccedente, fatta eccezione delle detrazioni sui canoni di locazione, per le quali è possibile chiederne il rimborso. L’elenco spese deducibili 2018 riguardano, invece, tutte le voci di spesa che possono essere portate in deduzione dal contribuente. Tali oneri deducibili, per poter essere dedotti dal reddito 2016 devono essere dichiarati nel 730/2018 o nel modello Unico 2018. Tra le spese deducibili 2018, troviamo ad esempio le spese per il versamento dei contributi obbligatori volontari o le erogazioni liberali a favore di Onlus, università ecc, oneri quindi che intervengono a ridurre il reddito complessivo sul quale calcolare l’imposta dovuta. In altre parole, gli oneri deducibili sono tutte quelle spese che possono essere sottratte al reddito prima di calcolare l’imposta da pagare. Dichiarazione redditi 2018 spese per familiari a carico 
Il contribuente della dichiarazione dei redditi può scaricare le spese sostenute a nome dei familiari a carico come il coniuge, figli, nipoti, genitori ecc.
L’elenco spese deducibili e spese detraibili che il contribuente può scaricare entro la scadenza 730 e Unico dichiarazione dei redditi, sono nello specifico coloro che nel 2017 non hanno posseduto redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo se superiore a euro 2.840,51 e riguardano:
• Coniuge non legalmente separato ed effettivamente separato;
• Figli: naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati;
• Altri familiari Coniuge legalmente ed effettivamente separati, Nipoti, Genitori, Genitori adottivi, Generi e Nuore, Suoceri, Fratelli e Sorelle.
Vi ricordiamo che dal 2018 per effetto della Legge di Bilancio 2018, il limite di reddito per essere considerati figli a carico, sale a 4.000 euro fino a 24 anni e poi a 2.840,51 euro dai 25 anni in su. Dichiarazione dei redditi 2018 spese coniuge: 
Dalla dichiarazione dei redditi 2018 il contribuente può scaricare le spese coniuge, in base all’art. 12 del TIUR dall’imposta lorda sul reddito il contribuente può detrarre i seguenti importi: Detrazione per coniuge non separato legalmente:
1) 800 euro fino a 15.000 euro di reddito.
2) 690 euro, se il reddito complessivo è maggiore di 15 mila e fino a 40.000 euro;
3) 690 euro per i redditi sopra i 40.000 euro inferiori a 80.000 euro. In questo caso la detrazione spetta per la parte eccedente i 40 mila.
La detrazione coniuge a carico è aumentata di:
• 10 euro se il reddito complessivo supera i 29.000 euro ma non oltre i 29.200 euro.
• 20 euro, se il reddito complessivo è tra i 29.200 euro e 34.700 euro.
• 30 euro se è superiore a 34.700 ma inferiore a 35.000 euro;
• 20 euro se superiore a 35.000 euro ma inferiore a 35.100 euro;
• 10 euro, se il reddito è tra 35.100 e 35.200 euro.
Si ricorda che a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme sulle Unioni Civili, ai facenti parti di una Unione Civile spetta la stessa detrazione riconosciuta al coniuge.
Per maggiori informazioni leggi: detrazione partner a carico 2018.
Spese detraibili per i figli a carico 2018.
Le spese detraibili effettuate dal contribuente familiari a carico in particolar modo le detrazioni figli a carico 2018 maggiorenni e minorenni, spettanti quindi alle famiglie sono pari a :
• per i figli di età inferiore o uguale a 3 anni, spetta una detrazione base di 1.220 Euro;
• per i figli a carico con più di 3 anni: la detrazione è pari a 950 Euro per ciascun figlio;
• per i figli portatori di handicap: prevista una quota aggiuntiva da 200 a 400 euro.
• Nessuno sconto sui redditi oltre i 95.000 euro.
Per maggiori informazioni leggi anche Novità 730 detrazioni familiari a carico.
Dichiarazione redditi 2018:
Elenco Spese Deducibili e Detraibili: Dichiarazione dei redditi 2018 elenco spese deducibili e elenco spese detraibili, i contribuenti possono scaricare le spese entro una certa tipologia e misura, stabilite dallo Stato con il tetto massimo di oneri deducibili.
Le spese e gli oneri deducibili in dichiarazione dei redditi 2018, vanno indicate nel Rigo E21 – E31 Modello 730 e nel Rigo RP21 – RP31 nel Modello Redditi Persone Fisiche, e sono pertanto quelle sostenute nell’anno 2017.
Elenco spese deducibili e elenco spese detraibili:
• Spese mediche generiche senza franchigia. Tali spese, sono tramsesse direttamente all’Agenzia delle Entrate, elaborate ed inserite nel 730 precompilato 2017. I cittadini che intendono opporsi all’utilizzo dei suddetti dati, devono darne specifica comunicazione all’Agenzia compilando il modulo opposizione, tramite sistema Tessera Sanitaria o non dando il proprio codice fiscale alla farmacia, in caso di acquisto di farmaci o prodotti medicali;
• Oneri contributi previdenziali e assistenziali;
• Oneri contributi fondi integrativi servizio sanitario nazionale;
• Oneri contributi forme pensionistiche complementari e individuali se di importo inferiore a 5.164,57 euro;
• Spese assistenza ai portatori di handicap;
• assegni periodici di mantenimento al coniuge separato o divorziato, ad esclusione degli assegni periodici di mantenimento ai figli;
• beneficenza a favore di istituti religiosi;
• Cedolare secca;
• Beneficenza a favore delle organizzazioni non governative;
• Beneficenza a favore di ONLUS al 26% con limite massimo a 30.000,00 euro; Erogazioni liberali ai partiti: 26%; Beneficenza a favore di università, enti di ricerca al 26%;
• Rendite, vitalizi, assegni alimentari ed altri oneri; Spese Contributi Colf, Badanti, Baby sitter fino all’importo di 1.549,37 euro. Non è deducibile il contributo forfettario di 1.000 euro versato al fine di regolarizzazione lavoratori dipendenti stranieri. Dichiarazione redditi 2018 spese deducibili: Elenco Spese deducibili dichiarazione dei redditi:
• Ticket del Servizio Sanitario Nazionale;
• Assistenza infermieristica e riabilitativa disabili: se prescritta da un medico.
• Spese sanitarie disabilli deducibili: Le spese mediche generiche e quelle di assistenza specifica, sostenute dai disabili sono interamente deducibili dal reddito complessivo e riguardano la seguente tipologia di oneri: personale infermieristico e operatori tecnici assistenziali, personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo personale con la qualifica di educatore professionale, personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.
• Spese assistenza e ricovero Disabili: non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica. Per poter beenficiare della deduzione, è necessario che le spese risultino indicate distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto di assistenza.
• Contributi previdenziali ed assistenziali e volontari versati alla gestione della forma pensionistica obbligatoria d’appartenenza, sono oneri deducibili dalla dichiarazione dei redditi annuale anche se sostenuti per i familiari fiscalmente a carico e sempre se versati secondo le disposizioni di legge. Rientrano pertanto come oneri deducibili le spese sostenute dal dichiarante o per conto dei suoi famigliati a carico le seguenti voci di spesa:
o Contributi previdenziali e assistenziali.
o Contributi per i fondi integrativi del servizio sanitario nazionale;
o Contributi per forme pensionistiche complementari e individuali per un importo non superiore a 5.164,57 euro;
o Contributi versati per l’assicurazione obbligatoria INAIL: riservata alle persone del nucleo familiare per la tutela contro gli infortuni domestici (c.d. assicurazione casalinghe);
o Riscatto anni di laurea.
o Ricongiunzione contributi;
• Assegni periodici per il mantenimento coniuge separato o divorziato, sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi mentre sono esclusi gli assegni periodici per il mantenimento dei figli. Nello specifico nell’Elenco Spese mediche assistenza disabili Deducibili: Le spese deducibili mediche generiche e quelle di assistenza specifica previste dalla lettera b) dell’art. 10 del Tuir sostenute dai disabili ai sensi dell’art. 3 della L. 5 febbraio 1992, n. 104, sono interamente deducibili dal reddito complessivo e, nello specifico, riguardano quelle relative • spese deducibili Assistenza infermieristica e riabilitativa;
• spese deducibili Personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato; all’assistenza diretta della persona;
• spese deducibili Personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo; • spese deducibili Personale con la qualifica di educatore professionale; • spese deducibili Personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale. Le persone disabili possono usufruire della deduzione anche se percepiscono l’assegno di accompagnamento ma qualora ricoverate presso un istituto di assistenza e ricovero, non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica. Elenco contributi previdenziali deducibili: Elenco contributi previdenziali e assistenziali deducibili in dichiarazione dei redditi, sono:
• senza limiti di importo: i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge; i contributi facoltativi versati alla gestione pensionistica obbligatoria di appartenenza (anche per i familiari fiscalmente a carico); quelli versati ai fini di riscatto degli anni di laurea e ricongiunzione di periodi assicurativi, quelli versati al fondo dalle casalinghe.
• fino a 5.164,57 euro: i contributi versati alle forme di previdenza complementare collettive (fondi pensione) e individuali (assicurazioni sulla vita); i contributi a favore delle persone fiscalmente a carico aventi reddito insufficiente a consentire la deduzione contributi.
• fino a 1.549,37 euro: i contributi versati a favore di colf e badanti, per la parte a carico del datore di lavoro. Elenco spese deducibili e detraibili dichiarazione dei redditi, effettuate nell’interesse del contribuente:
• Spese mediche sanitarie patologie con esenzione SSN;
• Spese funebri detraibili massimo importo spesa detraibile 1.549,37 euro;
• Spese di intermediazione immobiliare: inferiore a 1.000,00 euro; • Spese veterinarie detraibili solo se di importi superiori a 129,11 euro, ma con un limite massimo di 387,34 euro;
• interessi mutui ipotecari acquisto dell’abitazione principale;
• interessi mutui ipotecari acquisto di altri immobili;
• interessi mutui contratti dopo il 1997 di recupero edilizio;
• interessi mutui ipotecari stipulati ai fini di contruzione dell’abitazione principale;
• interessi prestiti o mutui agrari: non possono essere detratti importi superiori ai redditi dei terreni dichiarati;
• Spese assicurazione detraibili 2018: Premi assicurazioni sulla vita e infortuni: a condizione che la durata contrattuale non sia inferiore ai 5 anni e che non consenta a concessione di prestiti, importo massimo da portare a detrazione è di 530,00 euro mentre per quelli relativi a contratti con rischio di non autosufficienza è pari a 1.291,14 euro annui;
• Beneficenza – Erogazioni Liberali 2018 a favore di: partiti politici, onlus, società ed associazioni sportive dilettantistiche, società di mutuo soccorso, associazioni di promozione sociale, società di cultura “La Biennale di Venezia”, attività culturali ed artistiche, enti operanti nello spettacolo e fondazioni operanti nel settore musicale.

13/10/18


Assegno super invalidità 2018: requisiti e a chi spetta.

fonte: Pensionioggi.it

L'assegno di superinvalidità consiste in una provvidenza economica aggiuntiva rispetto alla pensione di guerra o alla pensione privilegiata erogate in favore degli invalidi di guerra o del servizio. 
Cresce leggermente l'assegno di superinvalidità nel 2018. A seguito della variazione percentuale in misura pari allo 0,4% dell’indice delle retribuzioni contrattuali degli operai dell’industria, esclusi gli assegni famigliari, tra il periodo agosto 2016 - luglio 2017 e il periodo precedente agosto 2015 – luglio 2016 l'Inps ha provveduto all'aggiornamento delle relative tabelle che fissano gli importi dell'assegno corrisposto agli invalidi di guerra e agli invalidi del servizio. 
L'assegno di superinvalidità è una provvidenza economica riconosciuta dalla legislazione pensionistica di guerra (articolo 15 del Dpr 915/1978) in favore dei militari e civili vittime di guerra titolari di pensione di guerra ai sensi del DPR 915/1978, nonchè, a seguito dell'equiparazione offerta dalla legge 9/1980 ai lavoratori del pubblico impiego (cioè assicurati presso le casse della ex gestione Inpdap, sono esclusi, quindi, i lavoratori dipendenti del settore privato) per i quali sia stata riconosciuta la causa di servizio con iscrizione a categoria tabellare e la relativa concessione della pensione privilegiata (o assegno rinnovabile) (Art. 100 del DPR 1092/1973 e art. 1894 del Dlgs 66/2010). 
La provvidenza, come noto, è erogata in presenza di precise menomazioni che devono essere ascritte ad una delle 32 ipotesi normative, decrescenti per gravità, (massimo lettera A minimo H) elencate in modo tassativo nella tabella E allegata al DPR 915/1978 con un importo gradualmente decrescente in funzione della gravità della lesione o dell'infermità riportata. Il valore dell'assegno parte dai 380 euro sino a raggiungere i 1900 euro al mese per 12 mensilità annue per le infermità più gravi). Al pari degli altri assegni accessori l'assegno di superinvalidità è esente da IRPEF ai sensi dell’art. 34 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 e non è reversibile ai superstiti. L’importo di detto assegno è corrisposto, d’ufficio dall'Inps o dal Ministero in aggiunta al trattamento pensionistico principale (pensione di guerra o pensione privilegiata) dalla decorrenza suindicata. L’importo di tale assegno viene adeguato annualmente ai sensi e secondo le modalità previste dalla legge n. 342/1989 al pari degli altri assegni di natura accessoria riconosciuta agli invalidi di guerra e del servizio. 
L'assegno integrativo L'articolo 15, co. 2 del DPR 918/1975 e l’art. 2, co. 2 della legge 9/1980 prevedono, inoltre, l’attribuzione a favore delle predette categorie di lavoratori che abbiano riportato una invalidità da ascrivere alla 1° categoria senza assegno di superinvalidità di un assegno integrativo, non reversibile, in misura pari alla metà dell’importo dell’assegno di superinvalidità previsto per gli ascritti alla lettera H della tabella E. 
L’importo di tale assegno dovrà essere adeguato annualmente ai sensi e secondo le modalità previste dalla legge n. 342/1989. Tale assegno è da considerare anche ai fini del calcolo dell’indennità una tantum quando, oltre al riconoscimento di 1^ categoria, sono contestualmente riconosciute patologie ascritte alla Tabella B.


Quota 100 con cumulo dei contributi.





Possibile ottenere la pensione anticipata quota 100 sommando i contributi accreditati in gestioni previdenziali diverse? 


La pensione anticipata quota 100, che consentirà l’uscita dal lavoro nel caso in cui la quota, cioè la somma di età e contribuzione, sia almeno pari a 100, sembrerebbe avere parecchie limitazioni. In base a quanto emerge dalla nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza), innanzitutto, non sarà sufficiente raggiungere la quota 100, per ottenere la pensione, ma sarà necessario anche aver maturato 38 anni di contributi ed aver compiuto 62 anni. 
Nulla di certo si sa sull’applicazione di eventuali penalizzazioni sul trattamento di pensione, che nella nota di aggiornamento al Def non sono menzionate. 
Non si sa, poi, se la quota 100 sarà raggiungibile o meno attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando la contribuzione presente in gestioni previdenziali differenti. La quota 100 con cumulo dei contributi favorirebbe l’uscita dal lavoro di tutti coloro che hanno avuto una carriera discontinua, con versamenti in casse diverse. 
Nel caso in cui non sia possibile cumulare i contributi per la quota 100, tutti i lavoratori che hanno versamenti in fondi differenti non potrebbero fruire di questo pensionamento agevolato, a meno che non raggiungano, in almeno un fondo, la quota 100 ed un minimo di 38 anni di contributi, non potendo sommare la contribuzione accreditata in altre gestioni. 
Ma procediamo per ordine, e ricordiamo come funziona il cumulo dei contributi e come dovrebbe funzionare la pensione quota 100, in base alle attuali notizie. Indice:
1 Come funziona la pensione anticipata quota 100? 
2 Come funziona la quota 100 con limiti di età e contributi? 
3 Che cos’è il cumulo dei contributi? 
4 Quali pensioni si possono ottenere col cumulo dei contributi? 
5 Si potrà ottenere la quota 100 col cumulo dei contributi? 
6 Come si calcola l’assegno di pensione quota 100? 
7 Con la pensione quota 100 si può lavorare? 
8 Gli altri interventi previsti oltre alla quota 100. 
Come funziona la pensione anticipata quota 100? La pensione anticipata quota 100 prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e anni di contributi posseduti dal lavoratore, è pari a 100 (ottiene la quota 100, ad esempio, chi ha 64 anni di età e 36 di contributi, perché 64+36=100). In base a quanto descritto nella nota di aggiornamento al Def, però, non tutti coloro che raggiungeranno la quota 100 potranno pensionarsi, perché dovrebbero essere stabiliti dei requisiti di età o contributivi minimi; la quota 100 potrebbe non avere limiti per alcune categorie tutelate di lavoratori, come gli esuberi. 
Come funziona la quota 100 con limiti di età e contributi? Nel dettaglio, in base a quanto descritto nel Nadef, per l’accesso alla pensione anticipata quota 100 dovrebbe essere necessario il compimento dei 62 anni di età e la maturazione di 38 anni di contributi.. In pratica, per accedere alla pensione non sarebbe sufficiente aver raggiunto la quota 100, ma sarebbe richiesta anche l’età minima di 62 anni, assieme alla contribuzione minima di 38 anni. 
Che cos’è il cumulo dei contributi? Il cumulo dei contributi consente di sommare gratuitamente i contributi presenti in gestioni previdenziali differenti, ad esempio la contribuzione accreditata nelle gestioni dei liberi professionisti con quella accreditata nelle altre gestioni Inps (fondo pensione Lavoratori dipendenti, Artigiani, Commercianti, gestione Separata, ex Inpdap…). I contributi, però, si sommano ai soli fini del diritto alla pensione e non in relazione al suo ammontare: ogni gestione, infatti, liquida autonomamente la sua quota di trattamento. Non si deve, comunque, effettuare il ricalcolo contributivo della prestazione, ma ogni cassa effettua il calcolo della pensione con le proprie regole, considerando, però, l’anzianità contributiva complessiva. 
Quali pensioni si possono ottenere col cumulo dei contributi? Col cumulo si possono ottenere: la pensione di vecchiaia ordinaria, con 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi (per la quota delle casse professionali, si deve attendere l’eventuale requisito di età più elevato stabilito dal singolo ordinamento); un altro tipo di cumulo di contributi consente di ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contribuzione; la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa; la pensione ai superstiti; la pensione anticipata ordinaria, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne. Sono dunque escluse le varie tipologie di pensione di anzianità previste dalle casse dei liberi professionisti. Ulteriori pensioni con cumulo potrebbero essere ottenute solo nel caso in cui vi sia un’apposita norma di legge. 
Si potrà ottenere la quota 100 col cumulo dei contributi? Grazie al cumulo dei contributi, la quota 100 ed il requisito dei 38 anni di contribuzione potrebbero essere raggiunti sommando i versamenti accreditati in casse diverse. Se il lavoratore, ad esempio, possiede 20 anni di contributi presso Inps dipendenti, e 18 anni di contributi presso la Cassa Forense, unitamente a 62 anni di età, potrebbe pensionarsi con la quota 100, nel caso in cui il cumulo sia consentito. Nel caso in cui non sia possibile cumulare, il lavoratore dovrebbe almeno raggiungere 42 anni e 10 mesi di contribuzione, tra le due gestioni previdenziali, per ottenere la pensione anticipata ordinaria, oppure attendere l’età pensionabile per percepire la pensione di vecchiaia. La quota 100 con cumulo sarebbe possibile solo nel caso in cui sia consentita da un’apposita norma di legge: bisognerà dunque verificare che cosa disporrà al riguardo la legge di bilancio 2019. 
Come si calcola l’assegno di pensione quota 100? Per arginare il grande numero di lavoratori che potrebbero pensionarsi con la quota 100 e rendere sostenibile questa nuova possibilità, era stato ipotizzato sia il ricalcolo contributivo delle annualità di pensione dal 1996 in poi (in pratica, il calcolo misto anche per chi avrebbe diritto al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011), sia il ricalcolo contributivo integrale. Erano state ipotizzate anche penalizzazioni percentuali, per ogni anno mancante all’età pensionabile. In base a quanto reso noto dal sottosegretario al Lavoro Durigon, e riportato nella nota di aggiornamento al Def, la quota 100 dovrebbe essere calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto o il ricalcolo integralmente contributivo. Il calcolo della pensione dovrebbe dunque essere: retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.
Per saperne di più: Quota 100 senza penalità Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione. Con la pensione quota 100 si può lavorare? La nuova pensione quota 100, rispetto al quadro attuale, potrebbe cambiare ancora, con la previsione di condizioni più severe per ottenerla: in particolare, oltre ai limiti di età e contribuzione, la quota 100 dovrebbe comportare anche il divieto di lavorare. In pratica, si vorrebbe ripristinare il divieto di cumulo tra lavoro e pensione, divieto abolito, per la maggior parte delle pensioni dirette, dal 2008. Non è ancora chiaro, però, se il divieto di cumulo sarà assoluto, come avviene oggi per la pensione anticipata dei lavoratori precoci, oppure relativo, come avviene per l’assegno ordinario d’invalidità e per alcune pensioni d’inabilità. Non si sa, cioè, se i pensionati che lavoreranno si vedranno soltanto ridurre la pensione, oppure se se la vedranno revocare. Il divieto dovrebbe durare, comunque, sino al compimento dell’età pensionabile, cioè dell’età per la pensione di vecchiaia.. Si discute anche riguardo all’introduzione di penalizzazioni percentuali sulla pensione per chi non ha raggiunto l’età pensionabile. Per approfondire: Pensione quota 100: si può lavorare?
Gli altri interventi previsti oltre alla quota 100: Oltre alla pensione anticipata quota 100, ad ogni modo, sono previste altre nuove forme di pensionamento agevolato. Si vorrebbe, ad esempio, introdurre la possibilità di ottenere la pensione con 41 o 42 anni di contributi, senza limiti di età: si tratta della cosiddetta pensione anticipata quota 41 o quota 42. Ad oggi, la possibilità di ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione esiste già, ma è riservata ai lavoratori precoci appartenenti a categorie svantaggiate: si tratta della pensione anticipata precoci. Con la nuova pensione anticipata quota 41 o quota 42, si punta ad estendere il trattamento a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate: l’intervento, però, vista la scarsa disponibilità di risorse, potrebbe essere attuato, in base alle ultime notizie, a partire dal 2020. Tra gli interventi ipotizzati, anche la proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione. Ad oggi, possono ottenere questa pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e 7 mesi e le autonome che hanno compiuto 58 anni e 7 mesi entro il 31 luglio 2016, se possiedono 35 anni di contributi accantonati entro il 31 dicembre 2015. Infine, tra i vari interventi previsti in materia di pensioni, volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero, è stata ipotizzata anche la proroga degli interventi di salvaguardia.

Franco Gabrielli: «Perché i conti della polizia tornano».

Franco Gabrielli: «Perché i conti della polizia tornano» Il capo della polizia scrive al Corriere della Sera per analizzare i dati sugli organici Franco Gabrielli: «Perché i conti della polizia tornano».













Caro direttore, con riferimento ai dati sulla Polizia di Stato pubblicati ieri dal Corriere, le vorrei dimostrare che, invece, «i conti tornano». L’organico della polizia, definito nel 1989, consisteva in circa 117.000 operatori dei ruoli ordinari e tecnici, che è stato ridotto nel 2017 dalla legge Madia a circa 106.000, determinando, dunque, un taglio di 11 mila poliziotti. E stiamo ancora parlando di numeri sulla carta, perché in realtà, a seguito della poco felice scelta del blocco del turnover del 2010, oggi siamo a poco più di 98.000 operatori in servizio, di cui 92.000 circa del ruolo ordinario.
Purtroppo non è questo il numero a cui abbiamo potuto fare riferimento nel piano di ridefinizione degli organici, perché da quel 1989 la Polizia di Stato, per disposizioni normative e scelte dell’Amministrazione, ha dato vita a nuove strutture e uffici, come il Servizio centrale di protezione con le sue articolazioni territoriali, i reparti prevenzione crimine e così via, per un totale di oltre 11.000 unità, comunque incidenti sull’originario organico virtuale.
Dunque gli organici del 1989, che potevano contare su una cifra virtuale di 117.000 poliziotti, vedono oggi una compressione, complessiva, di 22.000 unità. Con tutto ciò abbiamo dovuto «fare i conti» per ridistribuire il personale e, pertanto, le comparazioni con le tabelle del 1989 (e le conseguenti classifiche di chi sale e di chi scende) risultano viziate all’origine fino a far sembrare che i conti non tornino. Non le nego che ci sarebbe piaciuto che la stessa attenzione dimostrata ai numeri fosse stata dedicata al metodo che abbiamo utilizzato per la ridistribuzione, tenuto conto che in trent’anni sono cambiate la polizia, il Paese e le esigenze di sicurezza.
Con l’ausilio di esperti dell’Istat abbiamo ancorato la nostra analisi a dati oggettivi chiaramente correlati alla nostra complessa mission, arricchendola poi di valutazioni tecniche fatte caso per caso sulla base della nostra esperienza. E ora torniamo all’oggettività dei nostri numeri: nessuna questura vedrà decurtato il proprio personale rispetto a quello che attualmente presta servizio nei propri uffici. Cito, come esempio, quelli riportati nell’articolo.
A Genova dove oggi prestano servizio 1.193 operatori si arriverà a un organico di 1.221, con un incremento di 28 unità. A Reggio Calabria, dove lavorano 1.054 operatori, si passerà ad un organico di 1.098, con un incremento di 44 unità. Un ultimo riferimento alle specialità della Polizia di Stato.
L’iniziale ipotesi di un loro ridimensionamento, per far fronte alla compressione di cui si è detto, è attualmente sospesa, grazie a un intervento del ministro dell’Interno che ha congelato il temuto taglio, impegnandosi a reperire risorse extra organico. Se ciò, come tutti noi auspichiamo, avverrà, le risorse aggiuntive andranno a potenziare queste eccellenze dell’istituzione, così vicine alla vita quotidiana dei nostri cittadini. Questa, in realtà, è l’unica notizia «segreta», rispetto a un Piano che invece è frutto di una lunga attività avviata oltre un anno e mezzo fa con l’istituzione di un gruppo di lavoro e già partecipata alle organizzazioni sindacali.
Con l’auspicio che nel futuro, su temi così delicati per la vita del nostro Paese, la giusta attività di approfondimento e di analisi che l’informazione doverosamente svolge veda un leale e costruttivo confronto con chi questi argomenti affronta ogni giorno, portandone la responsabilità, al di là del naturale succedersi dei governi e delle maggioranze parlamentari.

fonte: Corriere della Sera

12/10/18

NOTIZIE LIETE

Il 24 settembre 2018 si sono uniti in matrimonio Di Biase Lazzaro con la signorina
Di Liddo Imma, figlia e genero del socio effettivo Di Liddo Giuseppe nella Cattedrale 
di San Sabino. la Santa Messa è stata officiata da Don Luca Maffione.
Dopo la cerimonia religiosa gli sposi hanno salutato gli invitati al conviviale presso
la sala ricevimenti "IL GIARDINO DEL MAGO",
Tutti i soci della sezione di Canosa porgono ai gentili sposi ed ai genitori gli auguri 
di ogni bene, perenne felicità,prosperità e serenità.

Presidente Paolo Zingarelli

11/10/18

NOTIZIE LIETE

Il 31 luglio 2018 si sono uniti in matrimonio Pierluigi Catalano, agente di polizia in servizio, e
la signorina Strippoli Eleonora, soci di questa Sezione ANPS. La Santa Messa è stata officiata
 dal parroco don Salvatore Sciannamea nella Chiesa di Gesù Liberatore in Canosa.
 Gli sposi sono stati onorati della presenza dei colleghi con divisa ordinaria da cerimonia,
 pertanto ringraziano il Commissario Zocco Fabio, Ispettore Capo Mocellin Michele, Sovr.Capo Buonfiglio Francesco, Sovr.Capo Ferrotti Gianni, Ass.Capo Rizzo Angelo e Ass.te Moretti Gino.
Dopo la cerimonia religiosa gli sposi hanno salutato gli invitati per il conviviale presso la Sala Ricevimenti "" LO SMERALDO "" di Canosa di Puglia.
I soci tutti della sezione di Canosa hanno condiviso con gioia e simpatia l'avvenimento con un brindisi finale al taglio della torta nunziale augurando ai gentili sposi lunga vita insieme e perenne felicità.





Presidente Paolo Zingarelli



08/10/18

CANOSA DI PUGLIA - INTITOLAZIONE VIA CITTADINA ALL'APPUNTATO DI PUBBLICA SICUREZZA PASQUALE CIGNARALE

Domenica 7 ottobre 2018  Canosa di Puglia  - Ore 11,00 ( zona Costantinopoli) il sindaco Avv. Roberto Morra ha proceduto all'intitolazione di una via cittadina alla memoria dell'Appuntato di Pubblica Sicurezza Pasquale Cignarale, alla presenza del Segretario Generale Nazionale Michele Paternoster ,del Consigliere Nazionale Marcello Chirulli, del  Presidente del Consiglio Rag. Francesco Cignarale (figlio del pluridecorato) con il Gonfalone della Ciita', del Consigliere Regionale Dr. Francesco Ventola,del Vice Questore Raffaele Fiantanese Dirigente il Commissariato di P.S.  di Canosa di P.,del Comandante della Guardia di Finanza di Barletta,del Comandante della Compagnia  Carabinieri di Barletta,del Comandante della Polizia Municipale dr. Francesco Capogna, delle Sezioni ANPS di Melfi e Cerignola con rispettivi Labari, le Associazioni combattentistiche dell'Arma dei Carabinieri e dell'Arma dell'Areonautica Militare, la famiglia CIGNARALE e parenti provenienti dalla citta' di Melfi e numerosissimi cittadini canosini. Il Cappellano della Polizia di Stato don Mimmo Memoli della Questura di Bari, ha letto un verso del Vangelo e benedetta l'insegna della via. Successivamente Il Sindaco ha argomentato  con riferimenti storici della vita svolta dal poliziotto sia da militare che da civile mettendo in risalto le sue decorazioni ricevute infatti fu insignito con due croci al merito di guerra. Il Segretario Generale Nazionale Michele Paternoster  ha arricchito il suo intervento mettendo in risalto il periodo di servizio da poliziotto di Cignarale tanto da essere riconosciuto meritevole di una medaglia d'argento al merito di servizio e di una medaglia d'oro al valor civile per aver salvato da morte sicura due persone rimaste esanimi in una grotta colpite da esalazioni venefiche. Inoltre ha ricevuto un encomio solenne conferito dal Ministero dell'Interno per aver contribuito efficacemente all'arresto di due pericolosi capeggiatori, i quali avevano assaltato la locale Stazione dei Carabinieri con bombe a mano e armi automatiche da numerosi fuori legge che tentavano di impossessarsi dell'immobile. Insieme ai militi l'Appuntato partecipava attivamente all'azione fino al sopraggiungere dei rinforzi. Insignito della Medaglia d'Onore concessa in data 27 gennaio 2016 dal Presidente della Repubblica per essere stato internato e deportato nei lager nazisti, consegnata al figlio Francesco Cignarale dal parte del Prefetto di Barletta.  




  Presidente Paolo Zingarelli  - Padre Tommaso Rignanese - Consigliere nazionale Marcello Chirulli


















Presidente Paolo Zingarelli